Reviews

La città invincibile di Joseph O’Neill/Netherland by Joseph O’Neill

Netherland

La voce narrante di Netherland (titolo dell’originale inglese) è quella di Hans, londinese di origine olandese trasferitosi a New York con la moglie e il figlioletto intorno all’anno 2000. Le Torri Gemelle saranno attaccate di lì a poco, fornendo a Rachel, la moglie britannica di Hans, la scusa per lasciare il paese con il piccolo Jake a tornarsene a Londra. Hans colmerà il conseguente vuoto fisico e sentimentale dedicandosi ad una passione coltivata durante l’adolescenza in Olanda: il cricket, uno sport praticato a New York da caraibici, indiani e pakistani tra i quali la faccia bianca di Hans risulta un’eccezione.

Attraverso il cricket Hans conoscerà Chuck Ramkissoon, statunitense proveniente da Trinidad e Tobago, marito fedifrago, e soprattutto uomo d’affari poco leciti e dalle idee grandiose. Chuck è un uomo “onnivoro” che s’intende di tutto un po’: dal sushi kosher al birdwatching e con la passione indomita per il cricket. Chuck ha l’ambizione di “portare” il cricket agli americani creando uno stadio gigantesco che sia il fulcro propagatore del suo sogno. E attraverso questo sogno blandisce Hans in una rete inestricabile di racconti, partite, giri in macchina per i boroughs di New York ai margini di affari poco chiari. Hans si lascia trasportare sulla scia della sua inerte solitudine.

Rachel, dall’altra parte dell’oceano, pontifica su molti argomenti come se avesse, a differenza dell’attonito Hans, le risposte per tutto, e il piccolo Jake cresce quel tanto che basta da diventare amico del nuovo compagno della madre. Nel grigio limbo emotivo che ne consegue, Hans continua ad andare in giro per New York con Chuck ed una strana amicizia, un’amicizia tra uomini, si sviluppa. Hans non sa tante cose di Chuck e non lo rende partecipe di tante sue cose personali, ma quando il corpo di Chuck viene ritrovato nel Gowanus Canal di Brooklyn con le mani legate dietro la schiena, Hans rivisita il suo rapporto con quello strano amico raccontando la propria storia: la rottura con Rachel, la sua giovinezza in Olanda, New York, la relazione con sua madre da bambino e da adulto, la paternità, il rientro a Londra e il riavvicinamento con Rachel con il conseguente ricostituirsi della sua famiglia. E sullo sfondo campeggia Chuck, una persona che non suscita mai un giudizio definitivo da parte di Hans (e del lettore), forse perché i suoi “peccati” non sono mai detti ad alta voce, tranne in un breve momento. La figura di Chuck rimane quella di un affabulatore simpatico, pieno di risorse e carismatico che con i suoi sogni grandiosi e le mille storie che racconta glissa su verità scomode e pesanti.

La morte di Chuck induce Hans a guardare indietro. E quando la narrazione finisce lo sguardo di Hans è negli occhi di sua moglie, nella visione d’insieme di Londra dall’alto e nello sguardo di suo figlio. Il cerchio si chiude. La vita continua. Fine.

Eleanor Oliphant is Completely Fine by Gail Honeyman

Eleanor Oliphant.jpg

Eleanor Oliphant is thirty, odd and has a scar on her face. She has a low-key job, no friends, no life. She exists, plainly. She works Monday to Friday and, on weekends, she drinks herself into a painless stupor with vodka. She has a passion for crosswords and propriety of language. Her remarks are straightforward as arrows.

The book depicting her life is surprisingly intriguing. Surprisingly, because there are only few dialogues and the narrative itself is mainly a monologue, Eleanor’s. I could not put the book down.

I was caught into Eleanor’s life, curious about where it would lead and how it would end up. Eleanor herself gets reluctantly caught into her own life when things start to happen, when the ‘drama’ occurs and, with it, change, which pushes her forward despite her self-imposed emotionless existence.

Little by little, the reader discovers Eleanor’s past, which trickles into the events like an unwanted leak, gradually and sometimes chillingly. In the meanwhile, Eleanor, despite her best efforts, starts experiencing the warmth of friendship and the awkwardness of social gatherings. A few laughs arise watching her attempts to figure out what to wear or how to dance. Unexpected tenderness arises when she feels a rush of warmth after an elderly man affectionately holds her hands in his own or when a young colleague pays for her lunch.

And then there’s Eleanor’s mother. The anti-mother par excellence. Mean and mind-controlling, Eleanor’s mother is a presence that Eleanor endures like the scar of her face and on her heart. Until the time when Eleanor starts to change, although very reluctantly. It’s hard to look at one’s past pain objectively, much easier to bury it pretending it did not exist. Understandably, Eleanor doesn’t want to look at her past, but events force her to do so. It all starts with a juvenile crush she has on a man she’s seen only from far. That crush and the subsequent painful realization of its futility ultimately free her. In the end, she’s able to put a closure also to the relationship with her mother. An unexpected closure.

As the book ends, Eleanor Oliphant is still thirty and she’s still has a scar on her face. She’s an extraordinary human being who survived a very hard childhood and is starting to live. She has a few people in her life who appreciate her. She’s softened up when accepting her pain, maturely realizing that “[t]ime only blunts the pain of loss. It doesn’t erase it”.

Spoiler alert: Eleanor Oliphant is completely fine is a beautiful book and it is beautifully written.

 

screen-shot-2016-12-06-at-10-55-39-am

 


In the Eye of the Sun

unnamed
Read more…

unnamed-1

Read more…

unnamed
La misura della felicità
unnamed-1